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I sogni sono in realtà una finestra su altre dimensioni?

Ogni tanto mi ritrovo a pensare che esistano dimensioni diverse, universi paralleli, dove ognuno di noi ha una copia di sé stesso. Che magari si comporta in modo diverso, ha una vita totalmente diversa… e ha fatto scelte diverse.

Così, ogni tanto, penso che tutti quegli amori che non sono andati a buon fine qui, o che sono rimasti in sospeso, ci rendano felici in un’altra di queste dimensioni.

È un pensiero assurdo, ma d’altronde già gli antichi filosofi greci si chiedevano se ciò che viviamo sia in realtà un sogno o se il sogno sia la realtà.

O forse, riusciamo a pensare a dimensioni diverse, perché avremmo voluto un’altra vita, magari migliore, con meno sofferenza.

O forse, speriamo in altre dimensioni, perché ci manca immensamente qualcuno che, qui, ora, non possiamo più avere.

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Appunto no. 3 sull’Anima Gemella

Ho inseguito il tempo, plasmato lo spazio, per riuscire a ritrovarti.

Ed ora sei qui davanti a me.

La risposta non è in un bacio, in un abbraccio o nel fare l’amore come se il mondo finisse domani.

La risposta è semplicemente nei tuoi occhi e nel cuore di quell’Anima Gemella che mi appartiene.

eahgehg

Non è semplicemente l’altra metà della mela. Noi due non siamo un frutto.

Noi due siamo anime che hanno deciso di ritrovarsi di vita in vita, di dimensione in dimensione, attraverso gli universi che la mente umana non può concepire.

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Una vita in un gesto, l’amore e la passione in un semplice momento

Ogni tanto mi vengono in mente alcuni ricordi. Quello che mi assilla da stamane, è quando tu – al bancone – quel giorno, hai accarezzato le mie unghie.

Un gesto proibito, che mi ha immobilizzata. Allo stesso tempo, il cuore ha iniziato a battere sempre più forte, le mie guance ad arrossarsi ed il mio pensiero a svanire.

Ero completamente presente, totalmente assorbita dal quel momento.

Forse era per questo motivo che ero attratta da te. Tu riuscivi con semplici gesti a catapultarmi nel “qui ed ora”, a farmi tornare in contatto con me stessa, a capire il mio cuore e ciò che giaceva in esso.

E anche tu, lo so nel profondo del mio essere, provavi le stesse sensazioni ed emozioni.

Una vita in un gesto, l’amore e la passione in un semplice momento.

Poi quasi inspiegabilmente ti tiravi indietro, come se avessi cambiato personalità. Facevi una battuta, quasi sarcastica, e ti trasformavi.

Ora capisco. Avevi paura. Stavamo entrambi andando troppo in profondità. E questo ti terrorizzava. Preferivi qualcuno che ti desse sicurezza, soprattutto verso te stesso. Non potevi sopportare la perdita del controllo sulle tue emozioni, che avevi sapientemente gestito per anni, anche in relazioni totalmente sbagliate.

Però, ora quando mi vedi, quelle sensazioni sono ancora lì. Il fuoco ancora vivo, qualcosa di incontrollabile, di ingestibile.

E invece di accarezzarmi le unghie, sento la tua anima che accarezza la mia.

 

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E penso a te, su quel Lago di Lugano, che ha accolto spesso le mie lacrime

In quella sera d’estate decisi di prendere una piccola barca che mi avrebbe condotta a Caprino, una minuscola località che si affacciava sul Lago di Lugano.

Avevo bisogno di staccarmi da ciò che erano i miei pensieri in quel momento.

Il lago era tranquillo, piatto. Speravo che anche i miei pensieri diventassero in quel modo: lisci, limpidi, fluidi.

Julian era lontano, o meglio, non sapevo dove fosse. Quale dimensione l’aveva accolto? Era esistito veramente? Oppure era stato solamente frutto della mia fantasia e del mio dolore?

Mi affacciai al panorama che si stendeva dal Monte Brè al Monte San Giorgio. Lungo questa distesa, migliaia di luci. Accecavano il mio cuore.

Restai in silenzio ad ammirare quello spettacolo. La mia Lugano. Quella Lugano che mi aveva accolta. Quella Lugano nella quale era successo così tanto negli ultimi anni. Quella Lugano che mi aveva fatto vivere amori, gioie, dolori.

Il suo lago aveva spesso raccolto i miei pensieri e le mie lacrime, lasciandole disciogliere. Come se volesse aiutarmi a sgravare il peso dal mio cuore.

Pensai che forse Julian era ancora lì, forse in un tempo diverso.

Forse la sua anima era in una persona che lavorava in banca, o in un agente di polizia, o in un cameriere che mi aveva servito il caffè il giorno prima.

Forse si chiamava Angelo, Michele, Giovanni, Riccardo, Christian.

Guardavo le luci di Lugano, come si guardano le stelle in cielo: cercando di trovare quella che brilla di più, colei che ti dona un segno.

Julian era lì. Ne ero sicura. Forse era più vicino di ciò che pensavo.

Forse, addirittura, era lì, accanto a me. Su quel molo, a godersi quel panorama.

Ma in un tempo diverso.

 

Angela dopo Julian. Questo è un brano che si colloca tra il primo libro della saga “Guerriera dal Cuore di Diamante” e il secondo volume. Una piccola anticipazione per i lettori. 

La foto è stata scattata dalla località Caprino, che si affaccia sul Lago di Lugano, Canton Ticino, Svizzera.

Guarda il trailer del libro cliccando qui.

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La fotografia – prima di Julian

“E quell’unica foto scattata insieme? Non dirmi che non te la ricordi.

Be’, forse non te la ricordi perché non l’hai mai avuta sotto mano, siccome l’avevamo scattata con il mio telefono.

“Non pubblicarla sui social”, mi dicesti. Già, perché stavi iniziando a frequentare un’altra ragazza. Insomma, avevi foto con ragazze, amiche e non sembrava un problema, ma una fotografia con me lo sarebbe stato. Questo non l’ho capito fino a qualche tempo fa. Quando un giorno tutto fu più chiaro. Se la ragazza ti avesse chiesto informazioni, tu non avresti saputo nascondere le emozioni che provavi per me. E avevi paura di svelarle, anche a te stesso. Forse perché un “noi” per te sarebbe stato troppo impegnativo. O, forse, solo io ero troppo impegnativa per te. Troppo impegnativo per te aspettare, avere pazienza, riuscire a conquistarmi.

Era Natale. Addirittura mi avevi chiesto se potevo fare una commissione per te; andare a prendere un pensierino per lei da parte tua. “Scegli tu cosa, sicuramente ci sai fare meglio di me”.

Ogni tanto, in questi tre anni che sono trascorsi senza parlarci né vederci più, mi vengono in mente tutte queste situazioni.

E mi pongo domande. Perché hai chiesto a me, persona che amavi, di andare a cercare un regalo per lei? Era una sorta di prova? Prima di iniziare una storia seria con colei che poteva darti stabilità, dovevi testare la mia gelosia? Dovevi vedere se io, attraverso di essa, ti dimostravo il mio amore?

O dovevi semplicemente punirmi? Punirmi perché non avevo scelto te? Punirmi perché prima di te avevo incontrato un uomo fantastico con il quale cercavo di costruirmi un futuro? Punirmi perché la mia fedeltà era tale da non permettere a nessuno di infiltrarsi nella nostra relazione?

Eppure io ti volevo bene. Tanto bene. Ma tu un’amicizia non saresti stato capace di sopportarla.

Certo, l’attrazione c’era. Eccome se c’era. Penso si percepisse. E non solo noi la sentivamo, la notava anche chi era attorno a noi.

Ma l’attrazione è una cosa, l’amore è un’altra. E forse tu ancora questo non l’hai capito.

Con te ho sempre, sin dall’inizio, sentito un legame. E ancora non ho capito cosa sia.

Okay, attrazione. Lo era. Amore? Non poteva esserlo. Almeno non da parte mia. Anche se un paio di volte mi sono chiesta se fosse possibile amare due persone contemporaneamente.

Ma quando ti vedevo, la bocca dello stomaco mi si chiudeva. Sentivo una dolce contrazione. E mi capita anche ora, quando ti scorgo da lontano. Tutto attorno a me si scuote. Tutto in me trema.

Non metterei mai a soqquadro la mia vita per capire cosa sia, anche se è una domanda che resterà sempre aperta.”

Angela, ripensando ad uno degli amori prima di Julian

Clicca qui per guardare il Booktrailer!

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Appunto no. 2 sull’Anima Gemella

Io me la ricordo quella volta.

Forse non eravamo fatti per stare insieme. Qui, in questa vita.

Ma mi ricordo ancora quando tu, in riva al lago, mi scostasti i capelli, ti immergesti nei miei occhi e attraverso di essi parlasti al mio cuore. Che dico: alla mia anima.

Perché era lì che il tuo sguardo mi prendeva ogni volta.

Nell’Anima.

Potrebbe sembrare mieloso, noioso, tutto il contrario che sexy, ma credetemi, non è così.

Perché cosa c’è di più sexy di una persona che riesce a leggerti dentro, che ti comprende, ma che rimane misteriosa ai tuoi occhi?

Cosa c’è di più sexy di uno sguardo che ti accende luoghi dell’anima che credevi di aver perduto?

Questo per me era Julian. E lo è ancora.

Quel suo sguardo lo cercherò tra tutti i popoli, in mezzo alla folla. E lo ritroverò.

Angela

 

Guarda il BookTrailer del libro!

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“Non mi devi temere”, mi disse lui

Brano tratto dal primo romanzo della saga “Guerriera dal Cuore di Diamante”.

“Non mi devi temere”, mi disse lui, accarezzandomi il viso. I suoi occhi erano profondi. Non riuscivo a scorgere il resto del suo corpo, non potevo vederlo. Potevo unicamente sentirlo. Sapevo che era forte, potente, in ogni cosa che diceva e faceva c’erano forza, tranquillità, sicurezza e sensualità.

Era l’esatto opposto di me. La vita mi aveva teso un tranello, mi aveva fatto credere in una persona che in realtà non era come avevo sempre pensato. O forse non me n’ero accorta, perché accecata dal voler controllare tutto ciò che sarebbe accaduto in futuro e dal voler pianificare ogni singolo passo: matrimonio, figli, carriera. E tutto questo mi aveva lasciata impaurita, ferita, stanca. Non avevo più terreno sotto di me. Tutte le certezze erano scomparse, con un messaggio.

Mi baciò. Dolcemente. E mentre lo faceva ci sollevammo da terra.

Fluttuavamo sulla città. Le luci delle auto sembravano piccole formiche all’opera che si muovevano incessantemente.

Mi stringeva forte tra le sue braccia. E mi sentivo in pace. Sicura. Volavamo sopra New York ma ciò che veramente non riuscivo a smettere di fissare era il suo sguardo.

Occhi negli occhi, una profondità mai provata. Avevo un po’ di timore perché pensavo potesse leggere dentro la mia anima ed il mio cuore, perché la sensazione era quella di totale nudità davanti a lui. Indossavo un vestito lungo chiaro e ai piedi non avevo scarpe. Non avevo freddo. Lui mi scaldava mente, corpo ed anima. Avrei voluto rimanere in quell’abbraccio per tutto il tempo che mi restava nel mondo.

Il mio corpo era immobile, non riuscivo a muovere un solo muscolo, neanche volendo. E non ero immobilizzata dalla paura, ma dall’estasi che provavo stando con lui. Quel momento era già esistito e lui l’avevo già conosciuto. Lo sentivo dentro. Lo conoscevo da molto tempo, da altre dimensioni, da altri mondi. Mi sembrava di essere in lui e che in lui ci fossi io. Un legame profondo che niente e nessuno avrebbe potuto sciogliere, neanche il tempo, la distanza o lo spazio. Niente ci avrebbe impedito di stare insieme. Per sempre.

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